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2 febbraio 2007

'Blood diamond' ancora nelle gioiellerie

Il logo della campagna contro i "diamanti di morte"
Il logo della campagna contro i "diamanti di morte" © Global Exchange
In occasione dell’uscita in Italia del film "Blood Diamond" (diamanti insanguinati), la Sezione Italiana di Amnesty International rilancia la propria campagna “Contro i diamanti della guerra”, che culminerà in una serie di iniziative il 14 febbraio, giorno di San Valentino. "Il commercio miliardario dei diamanti provenienti da zone di guerra ha finanziato e finanzia ancora oggi guerre civili che in Africa dall’inizio degli anni ‘90 hanno provocato più di 3,7 milioni di vittime e milioni di rifugiati in Angola, Liberia, Sierra Leone, Repubblica Democratica del Congo e Costa d’Avorio" - ricorda il comunicato di Amnesty International. "Il denaro ottenuto con il commercio dei diamanti ha permesso ai gruppi ribelli in questi paesi di acquistare illegalmente armi e finanziare conflitti devastanti, con la complice indifferenza dell’industria dei diamanti e degli Stati coinvolti".

"Blood Diamond (Diamanti di sangue) solleva il velo su questo turpe commercio" - presegue Amnesty. Ambientato all’apice della guerra civile che ha devastato la Sierra Leone alla fine degli anni ’90 - un conflitto che ha provocato più di 370 mila morti e durante il quale sono stati impiegati decine di migliaia di bambini soldato -, il film mostra senza indulgenza il terribile legame fra lo sfruttamento delle pietre preziose e la carneficina e le violazioni dei diritti umani che le fazioni rivali hanno fatto soffrire alla popolazione civile, anche grazie al denaro ricavato con il commercio illegale dei diamanti: amputazioni sistematiche (“manica lunga o manica corta?”, chiedevano gli aguzzini alle vittime), stupri, torture, sparizioni, rapimenti e arruolamenti forzati di bambini. Senza contare i milioni di sfollati. Il film ricostruisce la reale situazione della Sierra Leone alla fine degli anni ’90. I ribelli del Fronte rivoluzionario unito (Ruf) hanno realmente finanziato la loro guerra grazie al contrabbando di diamanti grezzi provenienti da miniere situate nel territorio sotto il loro controllo. Un commercio che fruttava al Ruf una cifra stimata tra 30 e 125 milioni di dollari all’anno.

"Per fermare questo commercio illegale, l’industria dei diamanti ha inizialmente fatto ben poco" - sottoliena Amnesty International che, in collaborazione con altre Organizzazioni non governative (Ong) come Global Witness, ha ripetutamente denunciato questo traffico che alla metà degli anni ’90 era stimato rappresentare il 15% del volume totale del commercio globale di diamanti. Nel 2000, un rapporto redatto da esperti delle Nazioni Unite ha corroborato le denunce di Amnesty e delle altre Ong e l’industria dei diamanti ha dovuto ammettere di avere peccato nel vigilare sul traffico delle pietre grezze africane.

"Anche temendo ripercussioni negative a livello di immagine, l’industria dei diamanti – rappresentata nel World Diamond Council – ha accettato di negoziare con i governi e le Ong un sistema di certificazione delle pietre conosciuto come Processo di Kimberley, dal nome della città del Sudafrica dove si è svolto il primo incontro. Questo sistema, che dovrebbe consentire di risalire all’origine delle pietre prima del loro taglio, prevede un controllo statale sulle spedizioni e richiede l’impegno dell’industria dei diamanti nel promuovere metodi di garanzia volontari. "Il Processo di Kimberley ha permesso di ottenere alcuni miglioramenti, ma gli Stati coinvolti nel commercio mondiale dei diamanti e l’industria del settore non fanno ancora abbastanza per sradicare completamente questo traffico" - nota Amnesty.

"Ancora oggi il denaro ricavato dai diamanti finanzia guerre civili: nell’ottobre 2006 un nuovo rapporto delle Nazioni Unite ha rivelato che diamanti per un valore di 23 milioni di dollari provenienti dalla Costa d’Avorio – nella cui parte settentrionale è in corso un conflitto civile – sono stati infiltrati nel commercio legale passando dal Ghana, Stato che ha partecipato al Processo di Kimberley, dove vengono certificati come “diamanti liberi da conflitto”. "Blood Diamond non è dunque soltanto un film di finzione e la storia che racconta non riguarda soltanto il passato, come afferma l’industria mondiale dei diamanti, secondo la quale oggi il commercio dei diamanti della guerra non supera l’1% del traffico globale. Diamanti della guerra o “insanguinati” raggiungono ancora le vetrine delle gioiellerie di tutto il mondo sfruttando l’inefficacia degli strumenti di controllo attualmente in atto" - conclude Amnesty.

In occasione dell'uscita del film negli Usa, i Boscimani del Kalahari hanno rinnovato il loro appello a Leonardo Di Caprio, protagonista del film, per chiedere di sostenere la loro causa e fermare le compagnie diamantifere che hanno iniziato le esplorazioni sul loro territorio. [GB]

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fonte: http://unimondo.oneworld.net/article/view/145445/1/2170




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27 dicembre 2006

Campagna per il Diritto alla Casa e Sfratti Zero a Tamil Nadu, India

Sgomberi forzosi a Chennai (Madras) – Le demolizioni lasciano 30.000 senzatetto nel Tamil Nadu, India

Circa un milione di persone è minacciato di sfratto

PASUMAI THAAYAGAM (Green Mother Land), una ONG che ha status speciale di consulente presso il Consiglio Economico e Sociale dell’ONU (ECOSOC), ha informato che una serie di demolizioni effettuate dalle autorità ha lasciato senza casa circa 30.000 persone, tra cui circa 5.000 studenti, senza casa a Chennai, Tamil Nadu, India.
Ci sono stati già tre morti: Una bambina di tre anni è caduta in acqua ed è annegata. Due persone sono morte per attacco cardiaco.

Leggi le notizie e l'appello sugli sgomberi in Tamil Nadu su:
http://www.habitants.org/article/articleview/1787/1/475/







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27 dicembre 2006

Brasile: il programma ‘accesso al cibo’

‘Accesso al cibo’ aveva l’obiettivo di
promuovere l’accesso ai mercati per
i piccoli agricoltori. Grazie a questo
programma, che è parte del più ampio
‘Fame Zero’, i prodotti dei piccoli
coltivatori vengono acquistati e distribuiti a
popolazioni che non godono di sicurezza
alimentare, tra cui le popolazioni indigene
e i contadini senza terra. ‘Accesso al
cibo’ da una parte garantisce una entrata
economica e l’ingresso nei mercati ai piccoli
produttori; dall’altra aiuta famiglie povere
che non hanno cibo a sufficienza. Dal luglio
2003 al giugno 2005 il programma ha
garantito accesso al mercato a 100.000
produttori familiari delle aree rurali e
distribuito cibo a 2,1 milioni di persone.
L’aiuto consiste in 96 dollari al mese
per famiglia di produttori, una cifra al di
sotto della soglia di povertà, ma che può
cambiare significativamente la vita delle
persone.
Dice Porfirio, un agricoltore brasiliano:
«Le mie entrate sono cresciute
significativamente. Prima non avevo entrate
fisse. Ora sono sicuro che se produco ho
un posto dove mandare i miei prodotti.
Oltre alla distribuzione nelle scuole,
esiste ora il mercato agro-ecologico.
Prima sopravvivevo come lavoratore a
giornata. Ora non dipendo più da quello
ma vivo vendendo prodotti dell’orto.
Prima camminavo 12 chilometri al giorno
per trovare lavoro, ora lavoro nella terra
comune e bado agli animali e ho il tempo
per occuparmi dell’orto di casa e di giocare
con i miei figli. A me questo programma ha
portato solo cose buone».

dal report "Che State a FAO"

http://www.chestateafao.it/fileViewAction.do?xclass=Multimediafile&field=file&width=0&height=0&mime=application/pdf&id=43




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27 dicembre 2006

Notizie e appelli "indipendenti"


ONG: LA FINANZIARIA RIPRISTINI I 260 MILIONI DEL FONDO AIDS-MALARIA
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(19 dec 2006) Un appello per chiedere lo stanziamento dei 260 milioni
di euro promessi al "Fondo globale per la lotta all'Aids, la
tubercolosi e la malaria" è stato lanciato da diversi rappresentati
di associazioni e Ong tra cui Salinari, Ciacci, don Ciotti, p.
Zanotelli, Dentico, Agnoletto. "Mancano 20 milioni di euro per pagare
la quota al Fondo globale del 2005 e 260 milioni promessi per il
biennio 2006-2007" - denunciano i promotori. "Nonostante gli impegni
politici presi sia dalla Commissione Esteri del Senato che dalla
Commissione Bilancio, questi stanziamenti non sono stati recepiti nel
maxi-emendamento della legge Finanziaria". Nei giorni scorsi anche
l'Associazione delle Ong italiane aveva denunciato il non
stanziamento di questi fondi.
http://unimondo.oneworld.net/link/gotoarticle/addhit/144052/2170/127187


MSF: FERMIAMO L’AZIONE GIUDIZIARIA DELLA NOVARTIS CONTRO L'INDIA
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(21 dec 2006) Medici senza Frontiere (Msf) chiede di sottoscrivere un
appello online alla Novartis affinchè la multinazionale rinunci
all’azione giudiziaria contro il Governo indiano. "La causa intentata
dalla multinazionale farmaceutica Novartis contro la legge Indiana
sui brevetti potrebbe ostacolare l’accesso ai farmaci per i Paesi più
poveri" - afferma Msf. "Se vincerà la multinazionale, milioni di
persone in tutto il mondo potrebbero infatti perdere l’unica fonte di
medicinali a prezzi accessibili". Anche Msf usa i farmaci indiani per
trattare l’80% dei suoi 80mila pazienti sieropositivi. Nel 1999
insieme ad altre 38 multinazionali farmaceutiche la Novartis aveva
citato in giudizio il Governo del Sudafrica, allora guidato da Nelson
Mandela, per costringerlo a ritirare la legge che consentiva la
produzione in loco di farmaci contro l’Aids a prezzi più contenuti.
Le proteste dell’opinione pubblica di tutto il mondo costrinsero le
39 "Big Pharma" a ritirarsi dal processo nel 2001.
http://unimondo.oneworld.net/link/gotoarticle/addhit/144151/2823/127187


LILA: FAX DI GIUSTIZIA PER TOSSICODIPENDENTI BRUCIATE VIVE NELLA CLINICA RUSSA
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(21 dec 2006) La Lila e il CNCA chiededono di inviare un fax o
aderire all'appello online promosso da associazioni della società
civile russa affinché il tragico incendio avvenuto nella più
importante clinica russa per tossicodipendenti e alcoldipendenti in
cui hanno perso la vita 43 donne tossicodipendenti - più due
infermiere - non venga archiviato e sia, invece, modificata la
politica russa nei confronti delle persone affette da dipendenza da
sostanze psicoattive. Nella notte tra l'8 e il 9 dicembre le 43 donne
sono decedute a causa dei lucchetti che ne hanno impedito la fuga dai
locali in cui erano di fatto recluse, mentre gli operatori
sanitari/carcerieri abbandovano alla morte le pazienti chiamando i
vigili del fuoco con mezz’ora di ritardo.
http://unimondo.oneworld.net/link/gotoarticle/addhit/144150/2823/127187

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6 settembre 2006

Katrine.. un anno dopo

Katrina un anno dopo:
mobilitazione popolare per affermare il diritto al ritorno



Il 29 agosto 2005 Katrina si abbatteva sulla costa del Golfo degli Stati Uniti con risultati catastrofici, conosciuti fino ad allora soltanto dagli abitanti di paesi poveri quali il Bangladesh, ma con un impatto mediatico senza precedenti: questa volta era stato colpito il primo mondo
Dopo l'emozione e l'iniziale fase di sbandamento, tutto pareva sotto controllo, tanto che l'amministrazione Bush dichiarava l'America capace di far fronte da sola alla catastrofe, rifiutando la solidarietà di paesi che, come Cuba, erano pronti a inviare assistenza sanitaria di primordine. Stanziati a tambur battente più di 110 miliardi di USD per la ricostruzione, il governo, proclamando il 29 agosto Giornata Nazionale del Ricordo dell'uragano Katrina, oggi afferma che è stato utilizzato o è disponibile oltre il 70% di queste risorse.
Questa non è la verità.
Conosciamo molto poco cosa è successo durante gli ultimi dodici mesi: le iniziative di solidarietà, le marce, le proteste, le cause legali, le proposte delle reti, delle organizzazioni di abitanti, dei sindacati sono state infatti relegate nella cronaca locale.
Un anno dopo, le reti sono sul piede di guerra perché niente é tornato come prima. La ricostruzione assume sempre più i connotati di una gigantesca operazione che unisce la speculazione immobiliare e finanziaria alla pulizia etnica e ai profitti delle imprese legate alla Casa Bianca. Operazione molto simile alla ricostruzione in Irak.
Le testimonianze dei sopravvissuti, rese di fronte alla Prima Commissione della Verità, organizzata dal PPEHRC nel luglio 2006, danno il primo scossone, smentendo brutalmente l'ottimismo presidenziale: persone costrette a sopravvivere con 123 USD al mese, sfollate a migliaia di chilometri, semplicemente scomparse. La gran parte di queste sono povere e afro-americane: basti pensare che 38 dei 47 distretti di New Orleans più poveri sono stati spazzati via da Katrina.
In occasione del primo anniversario dell'uragano, si svolgono grandi mobilitazioni principalmente a New Orleans, ma anche in altre città degli USA, organizzate da moltissime reti e organizzazioni, tra queste la People's Hurricane Relief Fund and Oversight Coalition, Association of Community Organizations for Reform Now, National Law Center on Homelessness and Poverty e il People’s Organizing Committee, il Mississippi Immigrants Right Alliance. Non ultimo, citiamo il Survivor's Village, accampamento eretto nel giugno 2006 dai residenti di New Orleans con l'appoggio del United Front for Affordable Housing Coalition, per chiedere ad HANO e HUD, entità governative che gestiscono il settore, di riaprire immediatamente le oltre 5.000 case popolari pubbliche ancora chiuse nonostante siano agibili in gran parte.


*** *** ***







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6 settembre 2006

Katrine.. un anno dopo

Katrina un anno dopo:
mobilitazione popolare per affermare il diritto al ritorno



Il 29 agosto 2005 Katrina si abbatteva sulla costa del Golfo degli Stati Uniti con risultati catastrofici, conosciuti fino ad allora soltanto dagli abitanti di paesi poveri quali il Bangladesh, ma con un impatto mediatico senza precedenti: questa volta era stato colpito il primo mondo
Dopo l'emozione e l'iniziale fase di sbandamento, tutto pareva sotto controllo, tanto che l'amministrazione Bush dichiarava l'America capace di far fronte da sola alla catastrofe, rifiutando la solidarietà di paesi che, come Cuba, erano pronti a inviare assistenza sanitaria di primordine. Stanziati a tambur battente più di 110 miliardi di USD per la ricostruzione, il governo, proclamando il 29 agosto Giornata Nazionale del Ricordo dell'uragano Katrina, oggi afferma che è stato utilizzato o è disponibile oltre il 70% di queste risorse.
Questa non è la verità.
Conosciamo molto poco cosa è successo durante gli ultimi dodici mesi: le iniziative di solidarietà, le marce, le proteste, le cause legali, le proposte delle reti, delle organizzazioni di abitanti, dei sindacati sono state infatti relegate nella cronaca locale.
Un anno dopo, le reti sono sul piede di guerra perché niente é tornato come prima. La ricostruzione assume sempre più i connotati di una gigantesca operazione che unisce la speculazione immobiliare e finanziaria alla pulizia etnica e ai profitti delle imprese legate alla Casa Bianca. Operazione molto simile alla ricostruzione in Irak.
Le testimonianze dei sopravvissuti, rese di fronte alla Prima Commissione della Verità, organizzata dal PPEHRC nel luglio 2006, danno il primo scossone, smentendo brutalmente l'ottimismo presidenziale: persone costrette a sopravvivere con 123 USD al mese, sfollate a migliaia di chilometri, semplicemente scomparse. La gran parte di queste sono povere e afro-americane: basti pensare che 38 dei 47 distretti di New Orleans più poveri sono stati spazzati via da Katrina.
In occasione del primo anniversario dell'uragano, si svolgono grandi mobilitazioni principalmente a New Orleans, ma anche in altre città degli USA, organizzate da moltissime reti e organizzazioni, tra queste la People's Hurricane Relief Fund and Oversight Coalition, Association of Community Organizations for Reform Now, National Law Center on Homelessness and Poverty e il People’s Organizing Committee, il Mississippi Immigrants Right Alliance. Non ultimo, citiamo il Survivor's Village, accampamento eretto nel giugno 2006 dai residenti di New Orleans con l'appoggio del United Front for Affordable Housing Coalition, per chiedere ad HANO e HUD, entità governative che gestiscono il settore, di riaprire immediatamente le oltre 5.000 case popolari pubbliche ancora chiuse nonostante siano agibili in gran parte.


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8 maggio 2006


ALEX ZANOTELLI. «ALLARME ATOMICO: METTIAMOCI INSIEME»
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Alex zanotelli[Alex Zanotelli • 28.04.06] É un momento grave per l'umanità che potrebbe portarci ad una guerra atomica. Siamo alla vigilia di un'altra guerra preventiva con l'aggravante dell'uso di armi nucleari. Potremmo indire un altro grande incontro pubblico, ad esempio all'Arena di Verona ove, pubblicamente e in tanti, gridare il nostro «No alla bomba e alla guerra atomica».

Oggi scade l'ultimatum dell'Onu all'Iran. É un momento grave per l'umanità che potrebbe portarci ad una guerra atomica. Siamo alla vigilia di un'altra guerra preventiva con l'aggravante dell'uso di armi nucleari.

I tamburi di guerra continuano a rullare: Bush, Condoleeza Rice, Blair... non perdono occasione per ripetere il loro messaggio di morte. Sono tanti gli esperti che sottolineano la gravità della situazione in campo atomico. Per citarne uno, il fisico di Firenze, Angelo Baracca, afferma che mai come oggi il mondo è stato così vicino ad una guerra nucleare, neanche durante la guerra fredda. Il dramma è che oggi abbiamo così tante bombe atomiche da far saltare il mondo quattro volte per aria. Esse hanno una potenza pari a duecentomila volte la bomba atomica sganciata su Hiroshima nel 1945.

Ecco il Peccato del mondo oggi: l'Uomo può distruggere nel giro di un pomeriggio quello che Dio ha costruito in quattro miliardi e duecento milioni di anni. L'uomo, le chiese, le religioni, si trovano davanti ad una scelta di vita o di morte. «Le bombe nucleari sono un peccato» aveva detto l'arcivescovo di Seattle, mons. Hunthausen, «nella società moderna, la base della violenza è data dalla nostra intenzione di utilizzare l'arma nucleare. Una volta accettato questo, qualsiasi altro male è al confronto un male minore. Fin quando non ci poniamo di fronte al problema del nostro consenso all'utilizzo delle armi nucleari, ogni speranza di miglioramento generalizzato della moralità pubblica è condannata al fallimento».

Davanti ad un tale dramma e una così colossale crisi, mi sorprende il vedere la nostra inerzia e le nostre divisioni. Com'è possibile che gloriosi movimenti e associazioni come il Mir, Azione nonviolenta, la Lega per il disarmo unilaterale, Pax Christi, Beati i costruttori di pace, Assopace, l'Unione scienziati per il disarmo, il Movimento nonviolento, la Campagna osm-dpn, il Cipax... non riescano a trovarsi insieme in chiave nazionale per dire una parola forte in questo momento storico?

Come mai uomini e donne di grande spessore morale e culturale che lavorano sulla pace e sulla nonviolenza, come Aberto L'Abate, Tonino Drago, Giuliana Martirani, Rocco Altieri, Alfonso Navarra, Lorenzo Porta, Domenico Gallo, Nanni Salio, Mao Valpiana, Giuliano Pontara, don Albino Bizzotto, Angelo Baracca, Enrico Peyretti, Rodolfo Venditti (per citarne solo alcuni), non riescono a darsi un appuntamento nazionale per dire insieme una parola forte: una presa di posizione sulla bomba?

Questo sforzo potrebbe essere sostenuto in primo luogo dalla rete Lilliput, insieme con ControlArms, Greenpeace, Peacelink, con il Coordinamento comasco per la pace ed altre organizzazioni e reti che da tempo sono impegnate su questi temi. Un incontro di questo genere sarebbe un grande segno di unità e di coraggio in questo momento così drammatico per l'umanità. Queste personalità, in rappresentanza di tutti i gruppi e le associazioni che lavorano per la pace in Italia, potrebbero poi elaborare alcuni appelli, uno rivolto al papa, e un altro alla Conferenza Episcopale Italiana, chiedendo che la bomba venga dichiarata peccato, e la guerra atomica tabù.

Un terzo appello potrebbe essere rivolto al formando governo Prodi perchè ritiri immediatamente le truppe dall'Iraq e rifiuti risolutamente l'ipotesi di un'altra guerra preventiva contro l'Iran e metta al bando quel centinaio di bombe atomiche attualmente presenti in Italia. Tutte le associazioni e i gruppi che lavorano per la pace insieme alle personalità che li animano potrebbero indire un altro grande incontro pubblico, ad esempio all'Arena di Verona (recuperando così la grande tradizione dei Beati i costruttori di pace), ove, pubblicamente e in tanti, grideremo il nostro «No alla bomba e alla guerra atomica». Non perdiamo questo kairos della storia.

Alex Zanotelli

[Alessandro Zanotelli, missionario comboniano, ha diretto per anni la rivista "Nigrizia" conducendo inchieste sugli aiuti e sulla vendita delle armi del governo italiano ai paesi del Sud del mondo, scontrandosi con il potere politico, economico e militare italiano: rimosso dall'incarico è tornato in Africa a condividere per molti anni vita e speranze dei poveri, solo recentemente è tornato in Italia; è direttore responsabile della rivista "Mosaico di pace" promossa da Pax Christi; è tra i promotori della "rete di Lilliput" ed è una delle voci più prestigiose della nonviolenza nel nostro paese].

fonte: http://www.grillonews.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=2428&mode=thread&order=0&thold=0




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18 aprile 2006

MCDONALD'S SI MANGIA L'AMAZZONIA

Penso che tutti vorremmo essere informati di questi fatti. Conoscere queste situazioni ci aiuta a votare nelle nostre scelte quotidiane. Basta Mc Donald's, basta Coca Cola, basta petrolio, basta multinazionali senza scrupoli.. ragazzi se continuiamo a non considerare la realtà delle cose arriveremo a farci sotterrare nel circo degli scemi con il premio dei migliori asini del secolo.
La storia di pinocchio, lucignolo ed il paese dei balocchi ci fa sorridere e magari la proponiamo anche ai nostri figli perchè passino un'oretta di divertimento.. ma ancora non abbiamo capito niente.. non vogliamo capire.. o forse la nostra mediocrità vissuta nel nostro paese dei balocchi ha la meglio sulla realtà!
I voti che dobbiamo sistemare bene sono questi: quando facciamo la spesa, quando decidiamo di viaggiare o spostarci per la città, quando lavoriamo e quando trascorriamo il tempo libero.
Se la politica e l'economia non si preoccupano di questo, non promuovono il vero sviluppo (energie pulite, produzioni locali, salvaguardia dell'ambiente, spazi sociali, integrazione sociale, priorità ai diritti universali, ecc.) ma restano meschinamente dalla parte del potere, allora nessun politico e nessuna politica mi interessa, perchè non potranno mai essere al servizio della verità e quindi dell'umanità.
Cominciate a votare sul serio..
Un sovrano senza servi e senza popolo si annullerà da sè!
Il futuro lo decidi tu!




GREENPEACE: MCDONALD'S SI MANGIA L'AMAZZONIA
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(12 apr 2006) Il ruolo della principale catena di fast food del
mondo, McDonald's, nella distruzione delle foreste pluviali in
Amazzonia viene denunciato da Greenpeace International. Attraverso
immagini satellitari, ricognizioni aeree, documenti governativi
inediti e monitoraggio sul campo, l'organizzazione ambientalista ha
pubblicato un nuovo rapporto che rivela il percorso della soia dalle
foreste pluviali alla famosa catena degli hamburger e ai supermercati
europei. Le tre grandi multinazionali della soia, Archer Daniels
Midland, Bunge e Cargill - che controllano gran parte del mercato
europeo - sostengono la distruzione della foresta pluviale amazzonica
per produrre mangimi animali destinati all'Europa. Bunge ha costruito
illegalmente un intero porto in Amazzonia per l'esportazione della
soia e si è accordata con latifondisti senza scrupoli, che si
impossessano in alcuni casi illegalmente di aree di foresta pubblica
e perfino di terre indigene. Un recente articolo della rivista
"Nature" avverte che il 40 per cento dell'Amazzonia sarà distrutto
entro il 2050 se l'espansione dell'agricoltura continuerà agli
attuali ritmi.

http://unimondo.oneworld.net/link/gotoarticle/addhit/130856/2170/74837




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28 febbraio 2006

La Svezia si converte all’energia rinnovabile

Ormai è dichiarato ufficialmente dal ministro per lo sviluppo sostenibile, Mona Sahlin: la Svezia nel giro di 15 anni godrà di un’energia derivante dall’utilizzo di fonti rinnovabili ed ecocompatibili. E’ la prima nazione europea che in pochi anni si propone questo ambizioso e necessario obiettivo. Il settore pubblico non dovrà più essere sottoposto ad approvvigionamenti derivanti dal petrolio ma, bensì, potrà godere di energia prodotta da combustibili biologici. Dall’idrogeno prodotto da elettricità, a sua volta ottenuta da fonti naturali e inesauribili, alla canna da zucchero, dall’idrogeno all’eolico, lo stato scandinavo ha deciso di adottare una misura drastica per un cambiamento radicale e reale, possibile nel campo della sostenibilità ecocompatibile del progresso e dello sviluppo della società e della sua economia
 [Alessandro Rizzo].

Fonte:  http://www.criticamente.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=2458




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28 febbraio 2006

ACQUA BENE COMUNE


ACQUA BENE COMUNE http://www.acquabenecomune.org

PRIMO FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA

ROMA 10-12 marzo

Il percorso che ci ha portato ad indire il 1° FORUM DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA è stato singolare. I comitati cittadini, civici, regionali hanno girato l'Italia. In cinque incontri nazionali (a Cecina, Firenze, Napoli, Roma e Pescara), assembleari e per gruppi di lavoro, ci siamo confrontati, scambiati idee ed esperienze, abbiamo parlato in un linguaggio di progettualità comune, definito insieme, dal basso, approfondimenti e obiettivi.
Mantenendo intatto questo spirito vi invitiamo tutte e tutti a marzo a Roma!

Leggi l'appello completo per il Forum all'indirizzo:
http://www.acquabenecomune.org/article.php3?id_article=1

Il programma del forum:
http://www.acquabenecomune.org/article.php3?id_article=15

Per informazioni e adesioni:
http://www.acquabenecomune.org/article.php3?id_article=3




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